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L’affresco delle fonti, così è stato immediatamente battezzato dal momento della sua riscoperta, è un esempio di arte perduta che ritorna alla luce dopo che il tempo aveva completamente cancellato ogni traccia della sua esistenza, in ogni pur minimo ricordo.
Le fonti dell’abbondanza, luogo in cui è emerso l’affresco nel corso di un recente opera di ristrutturazione, erano il principale punto di approvvigionamento pubblico di acqua del centro storico massetano, che seppur posto in collina, non ha mai avuto grossi problemi di approvvigionamento idrico.

Le sue risorse infatti erano garantite dalla travertino su cui poggia la cittadina, che grazie alla sua porosità, riesce a gonfiarsi di acqua come una gigantesca spugna e a renderla poi in punti in cui lo stesso travertino si appoggia su strati di roccia impermeabile. Le fonti dell’abbondanza furono costruite al di sopra di un punto strategico, dove grazie all’attenta opera di abili minatori, esisteva una confluenza ancora visitabile (vedi l’escursione alle fonti dell’abbondanza) di gallerie per il recupero ed il convogliamento dell’acqua del sottosuolo, proveniente dagli strati superiori della collina (in pratica dalla città nuova) di cunicoli e di gallerie di scolo. Sopra a queste importanti fonti, che soprattutto in epoche di assedio erano le più importanti (le altre infatti si trovavano al di fuori del circuito murario principale, tra le altre le fonti di Bufalona, la fonte del Tordino in Ghirlanda…), venne costruito un grande Magazzino pubblico, che aveva la funzione di granaio pubblico. Nel periodo del libero comune, quando nelle città stato non si poteva buttare nulla ma tutto, al contrario, era gestito con l’ottica sapiente della pubblica utilità, nel granaio veniva stipata una parte del raccolto prelevato ad ogni proprietario terriero, una piccola parte che diventava importante soprattutto negli anni di carestia, quando il seme veniva a mancare ma la fame cittadina no.
Fonti dell'abbondanza continua...
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