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Il Battistero   Arte Massa Marittima
Sulla sinistra il Palazzo comunale di Massa Marittima

Chiuso da una cancellata di ferro battuto, il Battistero, imponente, risulta costituito da una doppia struttura, di cui una vasca monolitica di travertino, databile all'anno 1267 e da un tabernacolo marmoreo posto successivamente, risalente all'anno 1447.

Anche in questa opera si può ammirare il ricorso a figure animali, già documentato nella facciata del Duomo: la vasca infatti poggia su quattro animali, di cui tre leoni ed una leonessa, ciascuno dei quali ha sotto di sé altri animali.

La leonessa, intenta a leccare il suo leoncino, è il simbolo della Resurrezione di Gesù, in linea a quanto previsto dai "Bestiari" medievali, mentre gli altri leoni simboleggiano Gesù che vince il peccato raffigurato dagli animali che i leoni azzannano o tengono tra gli artigli: un drago, un toro ed un caprone, simboli della violenza maliziosa, della violenza fisica e della violenza carnale.

Il Battistero che si trova all'interno del Duomo di Massa MarittimaLa vasca, sollevata di 33 cm, ha dimensioni esterne di cm 237 x 148, mentre misura cm 100 in altezza. Nella cornice della prima facciata possiamo trovare l'iscrizione che indica la firma dell'autore di questa meravigliosa opera d'arte, ovvero Giroldo da Como, detto anche da Lugano, il quale fu scultore ed architetto noto in Toscana tra il 1252 ed il 1274, e di cui si possono trovare opere a San Miniato nella Cattedrale, a Carrara nel Duomo, a Badia di S. Maria presso Montepiano, a Volterra nel Battistero.

Tre facciate della fonte rappresentano la vita di S. Giovanni Battista, mentre la quarta la sua Glorificazione: cronologicamente tale narrazione inizia dalla facciata prospiciente la navata centrale, e si arricchisce anche di altre figure minori, splendidamente rappresentate.

Un particolare importante è l'uso delle lettere greche, in una formella dedicata alla Madonna. L'opera viene realizzata nel corso del sec. XIII, periodo in cui si concretizzano i primi contatti con l'oriente e cominciano i primi accenni allo studio della lingua greca, sia come conseguenza diretta delle Crociate, sia ancor più per la penetrazione della cultura araba dalla Spagna. Massa non fu estranea a tali contatti con l'oriente e con arabi spagnoli, specialmente attraverso la Provenza. Ma in questo periodo a Massa, oltre a delle lettere greche sul Battistero, si accerta anche la presenza di un Maestro Irlandese, per la precisione Simone l'Irlandese, tale da non escludere una influenza anche della cultura irlandese su Massa: si ricordi che nell'Irlanda, per tutto l'Alto Medioevo, si mantenne lo studio della lingua greca, mentre nelle nostre regioni, per l'imbarbarimento successivo alle invasioni barbariche, tale uso era pressoché scomparso. Comunque grazie a tale scuola, già nel sec. XV Massa potrà vantarsi di un insigne conoscitore della cultura greca, nella persona di fra Antonio da Massa, Ministro Generale dei Francescani, Legato Pontificio a Costantinopoli, umanista ed amico del grande umanista camaldolese Ambrogio Traversari, a cui recò da Costantinopoli codici greci ricordati nell'epistolario dello stesso Traversari.

Quando fu costruito il Battistero, si battezzava ancora per immersione, per cui furono poste quattro vaschette agli angoli del fonte battesimale. Quasi due secoli dopo si volle aggiungere nell'interno della vasca un tabernacolo di marmo che per materia e decorazione non armonizza con il resto della vasca. Nella parte superiore del tabernacolo s'innalza una statuetta di S. Giovanni Battista.

La colonna vicino al Battistero è monolitica, e, vicino alla colonna, si eleva una pila di acqua santa ornata esteriormente di alcune facce a rilievo su un tronco di colonna che posa su un leone.

Proseguendo nella navata minore destra per chi guarda l'altare maggiore si vede un busto in bronzo, raffigurante il Vescovo Giuseppe Morteo, pregevole opera dello scultore massetano Olinto Calastri (1924). Una lapide sepolcrale ricorda due pretori, mentre presso il pilastro di fronte alla quarta colonna c'è un'altra epigrafe mortuaria, questa volta dedicata ad Evangelista e Francesca Bandini, risalente all'anno 1417.

L'altare ebbe, per interessamento dell'Arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini, il privilegio gregoriano, per cui "La messa funebre da questo altare libera la pia anima dalle pene del purgatorio per concessione di Gregorio XIII Pontefice Massimo, nell'anno della salvezza 1580, del suo pontificato anno settimo, a richiesta dell'illustrissimo e reverendissimo Signor Francesco Bandini Piccolomini, Arcivescovo di Siena".

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