Denominazione di Origine Controllata
DEGUSTANDO IL MONTEREGIO
Il carattere
Vediamo di riproporre queste considerazioni limitandole alla D.O.C. del Monteregio.
In questa D.O.C. si è passati da un periodo di noviziato dove il sentore del legno del barrique tendeva a coprire i sapori dell’uva, ad un altro di evoluzione delle tecniche, di ottimizzazione del legno, di maturità dei nuovi impianti di Sangiovese, vitigno prevalente di questo disciplinare, che nei rossi ne prevede un utilizzo minimo dell’80%.
Fino a poco più del decennio scorso, anche se sembra trascorso molto tempo, il Sangiovese era considerato un vitigno poco espressivo, scarico di profumi e con una intensità visiva poco marcata, addirittura trasparente. Ma erano questi gli anni della ricerca della massima produzione, con circa 15 kg di uva per pianta, con densità per ettaro di 4000 piante.
Oggi il panorama è decisamente cambiato: le aziende possono scegliere, tra molti cloni di Sangiovese, quello che risulta essere più confacente alle condizioni e ai fattori del proprio microclima; la densità di piante per ettaro si è decisamente elevata, mentre per contro è scesa la produzione per pianta. Il vigneto viene coltivato con la metodologia del cordone speronato, o in molti casi con quella del guyot; l’altezza delle piante è regolata in base alla media di ore di insolazione, per far sì di arrivare con la migliore approssimazione possibile a far coincidere, da un punto di vista tecnico, la maturazione zuccherina con la maturazione fenolica. La vinificazione poi è assoggettata a rigorosi sistemi di controllo delle temperature, i quali consentono lo sviluppo e la conservazione di quegli aromi del vitigno che in precedenza venivano cancellati.
In quanto al legno, si è formata una importante cultura esperienziale a riguardo dell’uso della barrique, che da aroma invasivo è divenuta quell’importante strumento legato all’affinamento del prodotto, decisiva per l’equilibrio dei vini destinati all’invecchiamento.
Insomma, stanno crescendo produzioni che dimostrano una spiccata voglia di trasmettere al degustatore i sapori di una terra unica al mondo, con la sua macchia mediterranea, con il suo sole, le sue colline, la sua tradizione agricola e la sua vocazione alla tradizionalità dei sapori, degli usi e dei costumi.
Non sarà quindi difficile riuscire a ritrovare una parte di queste considerazioni nella valutazione del nostro bicchiere di vino, riassaporando con gli amici, immersi nel ricordo, il gusto di quella vacanza in Maremma.
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