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Monteregio di Massa Marittima   Massa Marittima
Denominazione di Origine Controllata

DEGUSTANDO IL MONTEREGIO

IL GUSTO

La composizione del giudizio
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Le componenti che entrano in tale gioco di equilibrio sono diversi a seconda del fatto se ci troviamo di fronte ad un vino bianco oppure ad un vino rosso.
Nei bianchi, privi quasi del tutto dei tannini, l’equilibrio è dato dall’azione contrastante tra morbidezza ed acidità, per cui avremo che nei bianchi secchi che devono essere bevuti giovani l’equilibrio giusto viene dato da una sufficiente morbidezza e da una lieve prevalenza della componente acida, in grado di conferire vivacità e freschezza. Nei bianchi con maggiore struttura, al meglio dopo un periodo di invecchiamento, una acidità moderata sarà correttamente bilanciata da una morbidezza a sua volta dovuta da una discreta componente alcolica, leggermente dominante. Nei vini bianchi liquorosi invece al duo morbidezza-acidità si aggiunge l’equilibrio tra alcol e zuccheri: in questo particolare caso la componente alcolica dovrà risultare ancora più marcata per contrastare l’alto tasso di zuccheri residui nel vino. Quando invece ci troveremo di fronte a bianchi fermentati nel legno, dovremo considerare anche una leggero influsso dei tannini, che comunque non sarà mai paragonabile ai tannini presenti normalmente nei vini rossi.

Nei vini rossi l’equilibrio viene dato dalla morbidezza, dalla acidità e dai tannini. In questo caso le variabili sono te, complicando un po’ la valutazione: si tenga presente che acidità ed astringenza tendono a rafforzarsi a vicenda.

Ritornando al nostro esame, e mettendoci di nuovo in relazione con l’olfatto, abbiamo visto che tecnicamente è suddivisibile in due momenti tra loro distinti: quando abbiamo il vino in bocca e quando il vino non c’è più, per la sua espulsione o per la sua deglutizione. Il primo momento genera il cosiddetto aroma di bocca, acquisito per via retro nasale, in cui sono determinanti gli equilibri delle componenti sopra citate, ed in grado di determinare le impressioni complessive. E allora, così come abbiamo fatto per i profumi, parlando della qualità dovremo anche aggiungere dei giudizi sugli aromi che saranno piacevoli, puliti, netti, franchi, complessi, ampi. Mentre per l’intensità affermeremo che il vino è intenso, leggero, sottile…

Nel secondo momento, invece, si parla di fin di bocca, ed allora andremo a valutare la persistenza aromatica, o durata, e la qualità dell’impressione finale. Nel primo caso avremo vini molto persistenti, persistenti, abbastanza persistenti, poco persistenti o addirittura corti; nel secondo caso in pratica si da un giudizio vero e proprio del comportamento del vino nel suo finale del vino, che può essere costante, confermando le impressioni olfattive e gustative della bocca, decrescente, se avremo una perdita di sensazioni, e crescente, se nel finale avremo una crescita degli elementi ritrovati in precedenza.

A questo punto rimangono poche ultime considerazioni a riguardo della percezione dell’età del vino nell’esame gustativo. Abbiamo già visto che un vino può essere definito giovane, pronto, maturo, leggermente vecchio e decrepito, mettendo in relazione il suo stato con la sua età. Si tratta di riprendere e verificare le ipotesi già in parte formulate mediante l’analisi visiva ed olfattiva, facendo però attenzione al fatto che tale classificazione non è solo ed esclusivamente una questione anagrafica, poiché potremo trovare dei vini che, anche dopo un periodo relativamente lungo di invecchiamento, potrebbero risultare ancora non pronti, o addirittura verdi, e potemmo citare alcune tipologie come il Brunello di Montalcino oppure il Barolo, ed altri che al contrario, come ad esempio un vino novello, che dopo pochi mesi dalla sua commercializzazione, potrebbero risultare decrepiti, spenti. Dovremmo essere in grado di eseguire questo tipo di classificazione tenendo conto dell’equilibri del vino, caratteristica poc’anzi esaminata.

Ultimo aspetto legato al vino è quindi il carattere. Questo aspetto diventa ancor più decisivo se lo inseriamo nel contesto della querelle attualmente molto alla ribalta, che riguarda la scelta tra tipologie di vitigni autoctoni e vitigni internazionali. Le differenti scuole di pensiero tendono a mettere in evidenza la differente impostazione di cultura e di mercato, da parte delle aziende, che portano un territorio a prediligere gli uni agli altri. Non ci vogliamo soffermare molto su questo aspetto, tuttavia interessante, e che ci impegnerebbe molto nel suo approfondimento. Limitiamoci a dire che una parte importante nel carattere del vino riguarda ovviamente la sua capacità di esprimere una serie di valori particolari, che lo distinguono dalle altre tipologie di produzioni.

Le grandi aziende orientate verso produzioni ad alto valore aggiunto tengono molto conto di questo fenomeno, per distinguere le loro produzioni dall’aggressione dei prodotti del cosiddetto nuovo mondo, a sua volta caratterizzato da una certa uniformità nei vitigni utilizzati, nonché da una certa uniformità anche nei sapori.
Ci possiamo trovare di fronte ad una grande vino, pulito, preciso, degno di nota, tuttavia scontato o poco emozionante: è chiaro che in questi casi a mancare è proprio la personalità, il carattere, la distinzione dal resto della concorrenza.

Il carattere del Monteregio di Massa Marittima DOC

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