Denominazione di Origine Controllata
DEGUSTANDO IL MONTEREGIO
ESAME VISIVO
IL COLORE
Anche la trasparenza è un fenomeno importante rilevabile in questo stadio di esame visivo, la quale, verificabile mettendo un oggetto subito dietro al nostro bicchiere, può farci formulare ipotesi importanti riguardo alla resa delle uve impiegate, alla capacità di colorazione dei vitigni impiegati per quel particolare tipo di vino, così come della provenienza geografica del vino: un vino molto trasparente può rivelarci un uso di uve con una alta resa, ed una minore qualità generale, oppure di uve che non avevano raggiunto al momento della vendemmia una completa maturazione fenolica, in grado di fissare al meglio le sostanze coloranti. Questo tipo di condizione potrebbe verificarsi anche per uve coltivate in regioni più a Nord, dove la quantità media di insolazione è minore e le sostanze coloranti nella buccia si fissano in maniera minore e meno stabilmente: un vino rosso toscano o siciliano sarà certamente e generalmente più deciso di un vino rosso proveniente dal Trentino.
Però può accadere che una minore colorazione sia dovuta anche ad un impiego di vitigni che per loro stessa natura non riescono a dare una colorazione marcata al pari di altri, decisamente più colorati, e tra gli esempi di questo tipo di vitigni a bacca rossa possiamo citare il Pinot Nero ed il Sangiovese.
Dopo aver raccolto una importante serie di considerazioni riguardo alla limpidezza, ci soffermiamo invece sul colore. A questo riguardo dobbiamo tenere presente le seguenti qualità: la brillantezza, l’intensità e le sfumature.
La brillantezza, o vivacità, è determinante soprattutto nei vini bianchi e in quelli spumantizzati, ma poiché è indice di vitalità del vino, può darsi che anche un colore rosso molto deciso, quasi impenetrabile, mantenga discrete qualità di brillantezza, cosa che rende il vino vivo e piacevole alla vista. Generalmente più un vino è brillante, più ci aspetteremo un prodotto giovane, dal gusto fresco e vivo, sostenuto da una acidità marcata, non a caso spiccata caratteristica dei vini bianchi, poiché i vini più poveri di acidità sono anche caratterizzati da una tonalità più spenta.
Per l’intensità si ripercorrono le stesse considerazione fatte per la trasparenza: essa è in grado di farci fare ipotesi a riguardo di altri e successivi caratteri organolettici, poiché un colore intenso di solito si accompagna a profumi intensi, complessi, dati da vini dalla struttura decisamente ricca e possente.
Successivamente, inclinando leggermente il bicchiere e facendo “allungare” il disco che il vino forma in superficie, dove il vino è meno spesso (unghia), possiamo avere una percezione delle sue sfumature: il colore rosso più vivo si manifesta generalmente nel picco qualitativo più alto del vino, allorquando qualche esperto parla addirittura di “fioritura”, rendendo comunque la tonalità un importante specchio dell’età del vino.
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