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Monteregio di Massa Marittima   Massa Marittima
Denominazione di Origine Controllata

DEGUSTANDO IL MONTEREGIO

ESAME VISIVO

LA FLUIDITÀ

Quindi si procede a far ruotare il liquido, sempre traguardando il bicchiere, esaminandone la fluidità: si tratta di determinare il grado di scorrevolezza del fluido dentro al bicchiere, ricordando che il vino risulta composto da acqua ed alcol, e quest’ultimo è in grado di fornire una viscosità più elevata rispetto all’acqua. Ciò significa che prodotti con un maggiore tenore di alcol tendono a muoversi meno velocemente, come è facile osservare quando ci troviamo di fronte ad un vino da invecchiamento, con una decisa componente di alcol e una certa “grassezza” di corpo.

Il movimento del bicchiere consentirà anche che alle pareti di vetro di essere bagnate, formando una pellicola di liquido che scendendo verso il basso, darà vita ad una serie di gocce, più o meno piccole, frapposte ad intervalli regolari: sono gli “archetti”, o anche “lacrime”. Anche tale fenomeno è strettamente collegato al grado alcolico: essendo la “pellicola di vino” sulla superficie di vetro del bicchiere molto sottile, a contatto con l’aria avviene l’evaporazione della sostanza più volatile, ovvero l’alcol, e la conseguente caduta del liquido rimanente verso il basso, dovuta alla prevalenza del suo peso sulla tensione superficiale che la tratterrebbe al vetro. Di questi archetti, oltre alla presenza, dobbiamo coglierne la numerosità, l’altezza e la velocità della loro discesa. Se osserviamo degli archetti numerosi, fitti associati ad una velocità di caduta sostenuta, siamo sicuri di trovarci di fronte ad indizi relativi ad un prodotto non solo decisamente alcolico, ma anche dalle componenti molto bene integrate tra di loro, sintomi di un vino destinato all’invecchiamento e comunque di ottima qualità.

Solo nel caso di vini spumantizzati, invece che roteare il bicchiere, dovremo analizzare l’effervescenza del prodotto, misurandone l’intensità, la precisione e la dimensione della grana delle bollicine.

Veniamo ai colori dei bianchi: essi vengono classificati in bianco carta, verdolino, giallo paglierino, giallo dorato e giallo ambrato.
I Monteregio di annata vinificati in bianco di solito sono giallo paglierino deciso, di buona trasparenza e media brillantezza, con riflessi gialli e quasi mai verdolini, sintomo quest’ultimo che nel nostro caso potrebbe associarsi ad un uva che non ha raggiunto la perfetta maturazione fenolica (la maturazione delle bucce, differente dalla maturazione zuccherina). L’untuosità è quasi assente, dal momento che sarà raro trovare Monteregio bianchi destinati all’invecchiamento, caratterizzati quindi da un elevato contenuto di zuccheri e di sostanze grasse.

I colori dei rossi invece sono porpora, cerasuolo, rubino, granato e aranciato. I Monteregio rossi si caratterizzano in genere per il colore rubino: sappiamo che una grande percentuale di uva in questo disciplinare è rappresentata dal Sangiovese, vitigno che di per sé non ha una colorazione molto marcata, come ad esempio il Merlot.

In realtà l’aumento della densità di impianto delle viti, l’abbassamento delle rese per ettaro e l’attenta coltivazione delle uve, lasciate a maturare fino alla giusta corrispondenza tra maturazione fenolica e maturazione zuccherina, fanno sì che la maggior parte dei Monteregio, soprattutto di quelli prodotti da aziende vocate alla produzione di qualità, si notano per un colore rubino, meno trasparente di quanto potessimo attenderci da questo vitigno, che in molti casi è capace di dimostrare anche un certo carattere, una propria distinzione, con riflessi che possono variare a seconda delle produzioni e delle cosiddette uve di complemento al Sangiovese.

Il colore acquista una ancor maggiore decisione per il Monteregio in denominazione “riserva”, fenomeno dovuto per una ancor minore resa per ettaro, ed essendo destinato a passare nel legno piccolo prima di conoscere la bottiglia: l’ambiente riduttivo della barrique, se le uve sono equilibrate a livello di maturazione ed hanno bucce mature, determina una stabilizzazione anche delle sostanze coloranti, che altrimenti sarebbero destinate a precipitare, facendo divenire il colore del vino granato, o nei casi peggiori, addirittura aranciato.

Esame olfattivo

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