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San Cerbone   Storia di Massa Marittima

Vita San Cerbone

E così si assistette all'ultimo miracolo. Non appena la barca con le spoglie del santo si avvicinò alla costa di Populonia, il cielo, narra la leggenda, divenne nero come la pece e scoppiò una furiosa improvvisa burrasca, che impediva la visibilità e fece approdare il gruppo del tutto inosservato nel golfo di Baratti. Fra l'altro, nonostante la gran pioggia, sulla barca non cadde neanche una goccia d'acqua. Protetti anche da una fitta nebbia, i fedeli non incontrarono nessuna pattuglia longobarda, raggiunsero la chiesa, seppellirono il corpo del Vescovo e se ne tornarono nell'isola d'Elba, navigando in un mare liscio come l'olio." (Paolo Pisani - Santi, Beati e Venerabili nella provincia di Grosseto - Edizioni Cantagalli).

La figura di San Cerbone ha avuto un grande peso nella storia di Massa Marittima. È infatti intorno al suo altare che venivano redatti e firmati i documenti più importanti, a cominciare dalla costituzione del Libero Comune nei primi anni del XII secolo. Le reliquie del santo ebbero vita agitata e subirono svariate traslazioni. Dopo la prima, già menzionata, del 780, al principio del XIII secolo erano conservate nella Cattedrale di Massa. Poi, a causa delle continue incursioni, vennero smarrite o nascoste, finché, nel 1531, il Consiglio Maggiore nominò sei cittadini perché insieme al vescovo Ghianderoni ricercassero le reliquie. Risultate inutili queste prime ricerche, vennero ripetute fino al ritrovamento, avvenuto nella notte del 26 giugno 1599, "in cornu Evangelii" dell'Altare Maggiore. Riposte provvisoriamente in Sacrestia, furono raccolte in un urna di piombo che venne solennemente riposta nell'Arca marmorea sotto l'Altare Maggiore, con tanto di autorizzazione del pontefice Clemente VIII (1592 - 1605) con la bolla del 15 maggio 1600. Durante la seconda Guerra Mondiale, nel 1943, per precauzione contro le incursioni aeree, l'Arca venne rimossa e posta nella Cripta, mentre le reliquie furono trasferite nella Cappella del Vescovado."

Dettaglio arca di San CerboneIl 9 maggio 1953 ricomposta l'Arca marmorea, nel centro della stessa Cripta, vi furono riposte le reliquie di san Cerbone, dopo la ricognizione canonica eseguita dal Capitolo della Cattedrale, dal Vescovo, da due medici e due laici, membri della Commissione Diocesana d'Arte Sacra. " (Paolo Pisani - Santi, Beati e Venerabili nella provincia di Grosseto - Edizioni Cantagalli). Sono numerossissime le testimonianze materiali del culto di San Cerbone, sopratutto, com'è ovvio, a Massa Marittima, dove sono raccolte per la quasi totalità nel Duomo a lui intitolato.

Già nella facciata è possibile ammirare l'Architrave monolitico del portale, della prima metà del XII secolo, dove sono raffigurate scene dell'Approdo sul litorale toscano, di San Cerbone dato in pasto agli orsi, degli inviati del papa che si dissetano con il latte di cerva, delle oche che scortano il santo dal pontefice e da San Cerbone che celebra messa in San Pietro. Una vetrata circolare, istoriata policroma, della prima metà del XIV secolo mostra San Cerbone di fronte al papa. San Cerbone è anche raffigurato con le oche in una delle arcatelle trilobate che ornano il fonte battesimale che fu intagliato in un unico blocco di travertino nel 1267 da Giroldo da Corno. Questa è anche considerata la prima rappresentazione isolata di Cerbone con il classico attributo delle oche

Ricchissima di immagini del santo è l'Arca sepolcrale di Cerbone in marmo bianco, firmata e datata da Goro di Gregorio nel 1324. È infatti decorata da otto formelle che raffigurano i principali eventi della vita di Cerbone, mentre il coperchio è abbellito da dodici medaglioni con Immagini della Madonna, di vari santi e di Cerbone vegliato dagli angeli. Nel coro del Duomo, scoperto nel 1981 sotto l'intonaco, è visibile un affresco del XV secolo in cui il vescovo Antonio presenta inginocchiato la sua ufficiatura liturgica a Cerbone attorniato dalle oche. Sempre nel Duomo è custodita una tela seicentesca, attribuita a Raffaello Vanni (1587-1673), in cui è raffigurata la Madonna che offre il rosario a San Cerbone. Nella cripta, invece, si trova l'affresco del XIV-XV secolo dove è rappresentata una Crocifissione con i dolenti ai cui lati si trovano San Bernardino e Cerbone con le oche. Qui è custodito anche un Busto di Cerbone in legno policromo, opera della fine del Trecento, e in canonica si trova il Reliquiario del dito di San Cerbone in argento dorato, opera di un ignoto orafo senese del XIV secolo. Lasciato il Duomo, nel Museo Archeologico troviamo la famosa tavola di Ambrogio Lorenzetti (1285-1348) raffigurante La Madonna in trono col Bambino, angeli, santi e le virtù teologali. Nell'opera Cerbone appare con il suo seguito di oche tra una fitta schiera di santi. Massa è nominata per la prima volta come località, Massa Maritiba, in un atto di vendita di alcuni possessi del fondo Cellole del 738.

Il nome di Massa sembra che derivi dal termine Massae che in epoca tardo-romana indicava le grandi proprietà terriere poi appartenute ai Goti o al patrimonio ecclesiastico. Intorno alla fine dell'XI secolo la chiesa massetana fu indicata in diversi atti come "ecclesia sancti Cerbonis".

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