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La storia dal 1300...   Storia di Massa Marittima

Le contese fra Massa ed i Conti Pannocchieschi (di cui si possono ammirare le proprietà ed il Castello, nei pressi della località Le Piane, lungo la strada provinciale che porta da Massa Marittima verso Volterra) durarono per molti anni, finché Siena, con i Pannocchieschi, assediò Massa, cercando di farla cadere per la fame.

I Massetani resistettero lungamente a questo assedio, e quando i senesi, travestiti da contadini massetani riuscirono ad entrare, nella notte, con il Conte Monaldo da Frosini, furono sterminati ed obbligati alla resa.

In seguito al nuovo compromesso tra le due città, Massa entrò nella Lega Guelfa di Toscana, ed estese il proprio potere grazie alla sottomissione di vari castelli vicini, tra cui quello di Monterotondo.
Ma la pace non fu duratura, dal momento che nuovi contrasti nacquero dall'occupazione senese dovuta alle ricche miniere di argento, del castello di Gerfalco, che Massa aveva acquistato dall'abate di Monteverdi e che i Conti Pannocchieschi avevano indebitamente donato a Siena, e successivamente dal dominio del Castello di Montieri.

Ma dopo il 1330 cominciò il periodo di decadenza per la repubblica massetana, la quale nel frattempo, con la Lega Guelfa, aveva fatto un accordo con la Repubblica Pisana, decadenza da collocarsi successivamente all'aspra battaglia che Massa, al fianco di Pisa, combatté contro Siena nel piano tra Giuncarico e Colonna, in cui ebbe la peggio.

In questi anni Firenze si adoperò molto affinché le lotte per il dominio di Massa, tra Pisa e Siena, avessero una soluzione, ma nel 1333 Massa fu lasciata libera, ed i Senesi poterono entrare nella città successivamente al tradimento di alcune famiglie Massetane, dei Ghiozzi e dei Galluti.

Il centro della città venne messo a sacco e a fuoco, e le forze senesi compirono un vero eccidio.

Alcune famiglie, i Beccucci, i Todini e i Butigni, scamparono a tale eccidio, e si fortificarono nella cittadella, in attesa del soccorso di Pisa. Ma attesero invano, e dopo un intero anno, furono costretti ad arrendersi per la fame.
Arco Senese L'ultimo eroico tentativo, per la difesa della libertà, fu tentato da messer Ciambellano e Francesco Luti, ma ancora una volta, per il tradimento di Ricognatto di Dino e di Bindino di Giunta, caddero vittime dei senesi, i quali costruirono, nell'anno 1338, un grandioso fortilizio, per tenere divisa la popolazione massetana e per impedire successivi e probabili tentativi di insurrezione, obbligando il Comune Massetano a pagare la cifra di 1200 fiorini annui.

Massa fu così ridotta a contado, dal suo ruolo di città. Con la caduta della Repubblica le industrie andarono in rovina, le miniere deperirono, l'agricoltura fu abbandonata e molte nobili famiglie si trasferirono a Siena, finché non fece la parte sua anche la peste del 1348, che decimò i rimanenti abitanti.

Nel 1399 Massa fu donata da Siena ai Visconti di Milano: nel 1403, in seguito ad una insurrezione, furono cacciate le soldatesche lombarde, ma una successiva peste, nella prima metà del 1400, fece strage dei suoi abitanti, tanto che a tale data, la popolazione, dai 15.000 abitanti del 1300, si era ridotta a circa 400 residenti.

La ripopolazione fu tentata successivamente, ed in varie occasioni, dai Principi di Lorena, che provvidero a trasportarvi numerose famiglie, e a mettere in atto una progressiva opera di bonifica, con il prosciugamento dei bacini paludosi del Pozzaione e della Ghirlanda, e con la fondazione di un ospedale.

Il completamento della bonifica fu fatto dal granduca Leopoldo II, il quale, con la riacquistata sanità dell'aria, vide il riaprirsi delle industrie e delle miniere, ed il nuovo sviluppo dell'agricoltura.

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